sabato 5 novembre 2011

La Tv e la pornografia della morte

http://www.rinascita.eu/?action=news&id=11134


Dispiace a chi scrive doversi intrattenere su dolorosissime vicende private e dover commentare, con non poca amarezza, il diffondersi dei necrologi mediatici imposti dallo sciacallaggio mediatico in cerca di audience.
Non trovo giusto trattare la dipartita di persone famose, sebbene giovani, “meritevoli”, sfortunati, ricchi, innovatori, geni, grandi comunicatori etc. con toni pseudo familiari e certamente esagerati.
Non è la prima volta che trovo fuori luogo l’allineamento piatto e insistente di certi media nel voler coinvolgere tutti in giudizi di merito sul decesso più o meno tragico di qualche personaggio famoso.
Solo la scorsa settimana è toccato a Jobs, ieri al giovane corridore Simoncelli (con l’aggravante moltiplicatore e amplificatore di macabre immagini riprese dalla telecamere) un anno e mezzo fa avevo scritto sulle lunghe file di gente che andava a rendere omaggio alla salma di Raimondo Vianello (cenere alle ceneri articolo pubblicato su Rinascita il 20 04 2011), o delle acrobazie di Saviano nel voler essere amico di tutti i trapassati (vedi Taricone). Le stesse immagini dell’esecuzione di Gheddafi mi sono sembrate sciacallaggio imposto agli occhi del mondo nolenti e volenti, per far toccare con mano la fine che fa chi si ostina a contrapporsi a certo potere. Lungi da me voler diventare uno specialista del settore, credo comunque di interpretare, scrivendo, lo stupore di almeno pochi ma buoni lettori che trovano di cattivo gusto il volersi accanire sui cadaveri con toni buonisti, demagogici, scontati e qualunquisti, addirittura tecnici e dettagliati, abbiamo le fiction americane tipo Doctor House per questo esercizio collettivo volendo.
Thanatos nella nostra società corrotta è diventato non il negativo di eros bensì pura pornografia della morte. Sarà che ho perso diversi amici sulle due e quattro ruote per motivi stupidi e per negligenze dello Stato (qualità delle strade, mancanza di controlli, scarsa educazione della strada etc.), sarà forse che le persone a me care se ne sono andate solo con una strisciata sull’asfalto a sottolineare la loro morte e senza tanto inchiostro o immagini di finta commozione collettiva, ma non è comunque il rancore a farmi scrivere questi articoli, credo che questo evento naturale (o in caso di morte giovane, evento incidentale) debba essere trattato con l’intimità e il rispetto che dovrebbe suscitare naturalmente. Alcuni animali vanno a nascondersi in angoli appartati di case, giardini, foreste quando sanno di morire. Dovremmo imparare da loro. Comunque ogni giorno muoiono tragicamente operai sul posto di lavoro (precario) che non hanno scelto di lavorare facendo ciò che gli piace o scontando volutamente un forte rischio a 200 e oltre Kilometri orari, ebbene a questi eroi non vengono che dedicate poche e ripetute, melasse parole di circostanza dai Napolitano di turno. “A morte è na livella … nui simm seri, appartenimm a’ mort” diceva il grande Totò in una sua poesia malinconica e rivoluzionaria, sottolineando quanto siamo tutti inesorabilmente uguali davanti alla fine della vita e come ricchezze, onori, e sciocchezze terrene debbano scomparire in un attimo, in quel attimo di distacco dal terreno. Questo sembra un messaggio lapalissiano ma vale la pena reiterarlo davanti alla violenta invadenza di media smidollati che ci vogliono cambiare a loro immagine e somiglianza.

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