sabato 5 novembre 2011

Cannes, dai titoli di Stato ai titoli di coda

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Mentre i Bankster e i cleptocrati più importanti del mondo si incontravano sulla Croisette di Cannes per decidere non tanto chi pagherà ma quanto costerà al popolo la crisi mondiale, in Italia quella che sulla carta dovrebbe essere l’opposizione, si affanna a contare ogni minuto i transfughi del “Titanic Pdl” non potendo contare sulle proprie forze, tra l’altro minate dal dì dentro dai cosiddetti giovani (forse per l’anagrafe ma non certo per le idee) catalizzati intorno al fenomeno Renzi.
E’ proprio sui rottamatori che vorrei concentrare l’attenzione dei lettori per portarli verso alcune semplici riflessioni di natura logica più che politica. Il sindaco di Firenze, o “come dicevan tutti Renzi”, ha avuto l’ardire di non dire nulla di nuovo né di sensato dal palco della Leopolda, ma con un grande clamore, fenomeno mediatico tipico dei nostri giorni, mala tempora currunt lo sappiamo. E così Renzi, con un parterre di vip da fare invidia ad una discoteca di provincia e battezzando niente popò di meno che “Big Bang” il suo concentrato di idee ambidestre e maldestre, ci ha deliziato con cento proposte riciclate qui e lì fra il peggio del centro destra e il peggio del centro sinistra senza neanche riuscire ad essere democristiano, un vero esercizio di equilibrismo nel male.
Presentare sul palco dei così detti rottamatori di questa Italia colui che si è arricchito scrivendo i palinsesti di Canale5 e Italia1 e che ha portato sulle nostre TV spettacoli immondi come il grande fratello e l’isola dei famosi (Giorgio Gori ndr.) non mi sembra proprio questa la ventata di pura novità che tutti si aspettavano da tempo nel Pd.
Vedere pseudo politici rincorrere le idee iperliberiste è uno sport a cui ci siamo abituati da quando nei primi anni novanta si sentivano già scricchiolare le fondamenta del partito con la falce e il martello, ormai questi pentiti con mille maschere si dovrebbero annusare e riconoscere a vista. Sono i finti progressisti e i corteggiatori del capitale, quelli sensibili al mito americano e purtroppo anche a quello arcoriano.
A proposito di queste categorie evergreen che popolano il nostro Parlamento e la triste scena mediatica nazionale, volevo fare notare anche i nomi di alcuni personaggi che si erano e ci avevano promesso di eclissarsi dopo le loro nette e chiare sconfitte politiche ma che ahinoi sono sempre presenti in qualche talk show per presentare i loro libri o nei casi peggiori ce li ritroviamo proprio sulla scena politica a decidere per “noi popolo”. Inizierei dal principe dei perdenti in salsa americana. L’ex comunista che ha dichiarato di non esserlo mai stato ma che ha potuto, una volta caduto il muro, far esplodere tutta la sua kennediana natura di buono (a nulla). Si, parlo proprio di lui, Walter Veltroni, l’uomo da un libro all’anno che, sconfitto a livello locale e nazionale, accoltellatosi con il fratello di partito caino, Massimo D’Alema per anni, ci aveva promesso di andare in Africa a fare volontariato. E invece no! Ha preferito continuare a far avvicinare il suo paese all’Africa, con tutto il rispetto per il continente più antico del mondo. O forse l’aiuto che voleva dare all’Africa era quello di non recarvisi per non arrecare alcun danno anche lì. Forse abbiamo capito male noi tutti.
Un altro zombie ultimamente e pericolosamente redivivo è l’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti. Dopo aver svenduto i suoi ideali per la sedia più importante della camera bassa del Parlamento Italiano e dopo essere sceso a compromessi con gli ideali che gli hanno regalato chissà quante legislature, il Faust dalla erre moscia e dagli ideali ammosciati, ha scritto anche lui un altro capolavoro ”Chi Comanda qui?” da pubblicizzare in TV presso la premiata ditta di marchette Fabio Fazio e ovviamente edito da quella Mondadori berlusconiana (secondo libro di Bertinotti con la casa editrice del premier, nel 2008 aveva già pubblicato “La città degli uomini. Cinque riflessioni in un mondo che cambia”) che tanto ha fatto finta di combattere durante i suoi anni di attività politica. Ebbene ricordo perfettamente, e ricordo anche il mio temporaneo e ingenuo sollievo udita la notizia, quando Bertinotti dichiarò di volersi ritirare dall’attività politica e di voler fare il nonno a tempo pieno. Ora, sarà che i suoi nipotini stanno crescendo troppo in fretta, ma lui sta trovando sempre più tempo di presenziare in tv e sui media, quindi, visto l’horror vacui che c’è a sinistra, la cosa mi fa temere una possibile ricandidatura dello sbiadito ex sindacalista Bertinotti. Non ne abbiamo bisogno, grazie.
Insomma anche se il nostro cinema da anni vive una crisi che riflette quella del paese tutto, questa volta a Cannes ci siamo andati fra i G20 e vista la disperante situazione rischiamo anche di vincere la Palma d’oro come miglior film drammatico in concorso nella categoria PIIGS. A questo punto si andrebbe direttamente dai titoli di Stato ai titoli di coda.

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