mercoledì 20 aprile 2011

Finanziamento ai partiti: Sposetti e fichi secchi



Ci vuole una bella faccia tosta, alla luce della crescente disaffezione popolare nei confronti del sistema politico italiano, per proposte come quella dell’ex tesoriere dei DS Ugo Sposetti. Come riportato nei giorni scorsi dai media, il parlamentare ha avanzato in parlamento la proposta che tenderebbe praticamente a raddoppiare l’attuale finanziamento ai partiti. Un finanziamento illegittimo, alla luce del referendum abrogativo del 1993, successivamente aggirato dalla sensibilissima casta politica italiota nel 2002 con una norma che prevede la spartizione di un ricco bottino sulla base dei voti ricevuti dai singoli partiti.


Come sembra acclarato la proposta parrebbe un’iniziativa personale dello Sposetti, parlamentare di lungo corso (PCI, PDS, DS, PD) non appoggiata da tutto il PD ma che, guarda caso, raccoglie simpatie bipartisan. Deve trattarsi presumibilmente di una sorta di sindrome tardiva da malattia professionale: quale tesoriere, infatti, non gradisce l’impinguamento del “tesoro” da lui gestito? Di questo deve in realtà trattarsi perché non pare che nella sfera dello Sposetti cittadino o pater familias si possano lamentare deficit di bilancio, infatti, solo la sua consorte Angela Giovagnoli, ex deputata in più legislature con il Partito Comunista Italiano, percepisce una lauta pensione di svariate migliaia di euro mensili.

Se non fosse per la sua origine di ex ferroviere, Ugo Sposetti, farebbe pensare all’adagio: “contadino scarpe grosse e cervello fino”, e la cosa, genealogicamente, non deve essere molto lontana dalla verità data l’origine dell’onorevole stesso, nato a Tolentino, residente e anche sindaco per un certo periodo di Bassano in Teverina, provincia di Viterbo. A un certo punto la sua carriera sembrava deviata sul “binario morto” delle pensioni d’oro percepita dai nostri parlamentari, ma la cosa non era gradita al personaggio che dopo aver fatto il consulente del ministro Visco, è poi passato alla tesoreria dei DS. Un ruolo, questo, ricoperto all’epoca del flirt fra il partito dei democratici di Sinistra e l’Unipol di Consorte. E il feeling era assicurato non solo per assonanza di cognome (Sposetti-Consorte) ma anche per il fatto che per entrambi deve essere valso un altro adagio: “non si fanno le nozze con i fichi secchi”, magari esagerando un po’ pensando che di denari potevano farne “a vagonate”. Vagonate con cui Sposetti sempre per deformazione di professionalità primitiva è stato promotore e poi presidente del centro merci di Orte, esperienza che ha deluso le aspettative di chi contava in uno sviluppo economico del viterbese.

Chissà che per quegli arcani noti solo ai tesorieri dei partiti politici dopo “mani pulite”, figure chiave del moderno modo d’intendere la politica come puro ritorno di investimenti in danaro, Sposetti non sappia che il porcellum ce lo porteremo ancora per molto tempo nel Bel Paese. Perché l’impopolarità della sua proposta di raddoppio dei finanziamenti alla politica italiota, in un Paese dove l’unica cosa che si muove è il lavoro precario e non il Pil non gli assicuri l’ennesima rielezione. Dovesse infatti prevalere il meccanismo delle preferenze, perfino il gregge senza pastore delle campagne viterbesi gli potrebbe assicurare un nuovo bonus dopo tanto “malus”.

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