venerdì 18 febbraio 2011

Una ricorrenza che ha il sapore di una nemesi storica



Che si tratti di una “vendetta storica” o di un contrappasso non lo possiamo ancora dire ma sicuramente ci viene all’attenzione che il 6 aprile giornata del tragico terremoto che colpì L’Aquila due anni fa sarà anche il giorno di un altro terremoto, politico questa volta, che vedrà l’imputato Silvio Berlusconi chiamato a rispondere davanti alla legge per i reati di concussione e prostituzione minorile che tutto il mondo ormai conosce.


Proprio quel tragico evento del 6 Aprile 2009 a L’Aquila diede in un primo momento la spinta ad una crescita di consenso credulone per il governo in carica che, cavalcando demagogicamente e con cinismo la perdita di vite umane e della dignità persa di chi si ritrova da un giorno all’altro senza un tetto sopra la testa, si gettò come non mai (telegiornali e scribacchini mercenari al seguito) nella legenda, fatta di slogan, della ricostruzione della città distrutta dall’evento tellurico.

Il tempo ha accertato poi quanto non solo fosse falso e demagogico l’impegno del governo in carica ma addirittura come venne festeggiata al telefono, appena poche ore dopo la scossa, la possibilità di facili guadagni da parte della “cricca” vicina al premier che avrebbe dovuto speculare sulla ricostruzione della terra distrutta di quella parte del nostro Paese.

Il buon premier disegnato dalle tv di regime, quelle allineate - ma forse dovremmo dire prone - ai voleri del palazzo, sempre intento a fare del bene e a ridistribuire casualmente reddito (come una lotteria dei disperati), ad aiutare i più deboli, specie se giovani, belle e “consenzienti” si recò, fra una festa e l’altra, diverse volte in quella terra martoriata e inaugurò qualche mese dopo davanti alle telecamere, anche qualche casetta più che dignitosa farcita di generi di conforto, certo poca roba se confrontata con gli emolumenti e con i metri quadri che il suo ragioniere distribuiva fino a qualche giorno fa alle brave ragazze beneficiarie di altre case, in via Olgettina questa volta.

Insomma il destino e l’ostinazione di una parte del Paese ha voluto che proprio il 6 aprile 2011, Berlusconi venisse chiamato a rispondere davanti alla legge delle sue ultime, solo in ordine cronologico e sicuramente non le più gravi di tutte, malefatte. Chissà che a ridersela al telefono questa volta non siano gli Aquilani presi in giro due anni fa dagli amici del premier.

C’è un filo conduttore in questa storia ed è, oltre alla data del 6 aprile, il filo del telefono attraverso il quale sono passate le nefandezze che forse ci permetteranno di destituire il nostro personalissimo Rais brianzolo. Su quel filo immaginario sono passate le telefonate della cricca che la notte stessa del 6 aprile di due anni fa celebrarono avidamente i futuri introiti frutto velenoso della ricostruzione. Si può essere d’accordo o meno con questa modalità di indagine, sull’invadenza della magistratura nelle vite degli altri, ma è mia personalissima opinione che mai come in questo caso il fine giustifica i mezzi e la collettività è più sicura quando i mascalzoni sono destituiti dai pubblici (e in questo caso pubici) uffici.

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