lunedì 2 agosto 2010

Lituania: una difficile, sofferta e ancora lontana indipendenza energetica

Come è noto la sicurezza energetica rappresenta per ogni Paese una delle precondizioni dell’intera sicurezza nazionale nonché un asset strategico per l’economia.
Sebbene la Lituania abbia ritrovato la propria indipendenza politica già dal 1990, la sua dipendenza energetica dalla Russia – il primo fornitore per la Lituania, così come per il resto d’Europa tranne rare eccezioni – venti anni dopo è rimasta invariata rispetto agli anni del dominio sovietico.

La Lituania è ancora oggi dipendente dal sistema energetico russo rispetto ad ogni tipo di fonte: olio combustibile, gas ed elettricità e ancora non intravede alternative per le proprie importazioni energetiche.

Nei documenti di politica energetica dell’Unione Europea, la Lituania, insieme agli altri stati baltici , è identificata come un’ “isola enegetica”, ciò significa che non esiste un sistema di connessioni con gli altri Paesi UE.
Sebbene lo stato baltico sia a tutti gli effetti una delle nuove nazioni ad essere entrate nella famiglia UE, in termini strettamente energetici rimane isolata dal resto d’Europa. Il tentativo di sviluppare un link di infrastrutture energetiche con altri paesi membri è andato fallito e con esso anche la speranza di approvvigionamento da fonti alternative.

Il Gas
La situazione più minacciosa che il paese baltico deve sopportare riguarda il settore del gas naturale. La Lituania importa tutto il proprio fabbisogno di gas dalla Russia servendosi del gasdotto Minsk – Vilnius – Kaliningrad, controllato dal monopolista russo del settore: Gazprom.
La dipendenza dalla Russia nel settore del gas è aggravata dal fatto che la Lituania non ha, sul proprio territorio depositi per il gas naturale né può importare gas dal mare non avendo terminali di Gas Naturale allo stato liquido (LNG). Purtroppo la vulnerabilità del Paese sul fronte “gas” è destinata a crescere col passare del tempo visto che, nonostante la crisi economica non abbia risparmiato neanche il paese baltico, la domanda di gas già in questa prima metà del 2010 è cresciuta considerevolmente.

Era nei patti di adesione alla UE che la Lituania si impegnasse a spegnere il reattore nucleare della centrale INPP - Ignalina Nuclear Power Plant- (cosa avvenuta dopo 26 anni di onorata carriera, il 31 Dicembre 2009 quando alle ore 20:00 alle 22:40 circa.uno dei due generatori della centrale di Ignalina è stato chiuso e alle 22:54 pm (tre ore dopo che il reattore aveva raggiunto il proprio minimo teorico di potenza, pari a 250 MW è stato totalmente messo fuori esercizio) centrale che però soddisfaceva il 70% della domanda domestica del paese e la cui dismissione a conseguentemente provocato un incremento della domanda di Gas che si prevede in crescita fino al 75%, visto che l’elettricità verrà poi prodotta in centrali a gas. La Russia sta mettendo in atto diversi progetti per aumentare la propria indipendenza nelle esportazioni del gas, evitando così il transito su “paesi ospiti”. Il progetto “North Stream” è un chiaro esempio di tale politica: prevede infatti che il gas russo venga trasportato attraverso una pipeline dedicata dalla lunghezza di 1.200 chilometri e che costeggi la parte bassa del Mar Baltico, dalla città russa di Vyborg (che affaccia sulla Baia della Finlandia) fino alla città di Greifswald nel nord-est della Germania.
Già a partire dal 2011 la Russia prevede di trasportare lungo questo condotto fino a 55 miliardi di metri cubi annui di gas verso l’Europa occidentale. E’ già previsto tra l’altro, che questa pipeline del gas sia estesa a Svezia, Paesi Bassi, e Gran Bretagna. Il progetto vede come partner Gazprom (da parte russa) e E.ON - BASF (dal lato tedesco).
Non è da tralasciare il fatto che Gazprom ed E.ON detengono il 76% della principale società di distribuzione del gas in Lituania, Lietuvos Dujos.
Ma il grande progetto “North Stream Gas Pipeline” ridurrà ulteriormente il sistema di sicurezza energetico lituano poiché la Russia sarà in grado di saltare a piè pari la Lituania per il trasporto del proprio gas verso occidente arrivando a Kaliningrad.
Il progetto “North Stream” è stato sviluppato in alternativa al preesistente “Amber Gas Pipeline” che si sarebbe dovuto estendere, anche a Polonia e Lettonia oltre che alla stessa Lituania.
La pipeline “Amber” avrebbe sicuramente aumentato le certezze lituane in materia energetica, non solo perché avrebbe rappresentato un secondo canale di importazione per il gas naturale (sebbene dalla stessa origine russa), ma sarebbe stato anche un transito, nelle acque del baltico appartenenti alla Lituania, del gas naturale russo.


Il Petrolio
Se guardiamo al settore dell’olio combustibile possiamo dire che la Lituania sia meno esposta a rischi rispetto al gas, tuttavia la limitata possibilità d’importazione da altri partner commerciali rimane il problema più ostico da risolvere, allo stato attuale il Paese può importare olio (via terra) solo dalla Russia. Per molto tempo l’olio combustibile ha viaggiato attraverso la raffineria di nafta di Mažeikių unica pipeline per il trasporto dell’olio combustibile verso il Paese, comunque la Russia ha dismesso il trasporto attraverso questo canale nel 1996 e la Lituania si vide allora costretta ad approvvigionarsi del combustibile dal terminale marino di Bûtingė.
A seconda delle condizioni meteorologiche presenti, una quantità compresa fra otto e dieci milioni di tonnellate di olio combustibile può essere importato in Lituania attraverso questo canale, quantità che soddisfa pienamente il fabbisogno interno del Paese baltico. Sebbene Bûtingė venne costruito come precauzione onde evitare possibili interruzioni di servizio nell’approvvigionamento di olio, oggi è l’unico terminale di smistamento per l’olio combustibile importato in Lituania. (in realtà esiste anche Klaipeda, porto che affaccia sul Baltico già conosciuto come Memel durante il periodo di occupazione tedesca, ma che si addice di più alle importazioni di prodotti derivati del petrolio piuttosto che all’import di greggio).
Quindi, sebbene la Lituania abbia anche altre possibilità di approvvigionamento di olio, una delle sfide più grandi consiste nel provare ad espandere le esportazioni attraverso l’oil terminal di Bûtingė, così che Mažeikių Nafta, l’unica raffineria del Paese e negli Stati Baltici possa lavorare a pieno ritmo assicurando un incremento delle esportazioni di prodotti “raffinati”.


La variabile Elettrica
Il problema più grande nel settore energetico del Paese e in particolare nel settore elettrico è la dipendenza assoluta dalla rete (di trasmissione) che include Bielorussia, Lettonia, Estonia, e la parte Russa della Carelia, le regioni di San Pietroburgo, e Kaliningrad. Se si arrestasse la fornitura di energia da questo canale, la Lituania non avrebbe alternative per importare elettricità da ovest, questo perché fa parte integrante del sistema Elettrico Est-Europeo che non è stato ancora integrato alla griglia energetica occidentale dell’Europa.
Con lo scopo di ridurre questa ulteriore e pesante dipendenza, la Lituania, così come Estonia e Lettonia, ambisce a connettersi con il sistema energetico più grande al mondo: UCTE (Union for the Coordination and Transmission of Electricity), che
(fig.01: area delle reti sincrone europee. Fonte Wikipedia)

include 24 Stati Europei sebbene l’inclusione in questa rete sistemica sia alquanto complicato. Fino ad oggi nessuna delle tre linee elettriche pianificate (e che avrebbero dovuto connettersi al sistema di interscambio elettrico di Finlandia e Svezia, come ponte energetico con la Polonia) è stata completata.

Speranze e Segnali
Minacce e sfide si presentano di fronte ai politici Lituani e specie alla neo-eletta Presidente signora Dalia Grybauskaitė che sembra più dialogante con gli “ex invasori sovietici” rispetto alla precedente amministrazione filo-americana. I Russi, dal canto loro detentori di un potere non indifferente verso l’Europa tutta, come le tensioni del recente passato fra Mosca e Kiev dimostrano in abbondanza, hanno il potere di lasciare gran parte del vecchio continente al gelo dell’inverno solo chiudendo la valvola del gas.
La sicurezza energetica della Lituania comunque potrebbe essere ottimizzata con tre azioni che si completerebbero l’un l’altra.
Primo: mettere in atto progetti per la costruzione di nuove pipeline per il trasporto di gas e olio combustibile permetterebbe al Paese la liberta di scegliersi un nuovo fornitore.
Secondo: l’aumento di efficienza nell’uso di risorse energetiche consumate in Lituania porterebbe ad una diminuzione della domanda energetica.
Terzo: con l’espansione della rete di connessione energetica Lituana ai sistemi europei occidentali, si potrebbero assicurare le importazioni anche in caso di interruzione del servizio dal lato russo.
Fino a poco tempo fa tutto ciò sembrava un’impresa impossibile ma il 2007 è stato un anno di svolta. Nuovi progetti che prima erano solo “chiacchiere” sono stati messi in cantiere e stanno guadagnando slancio nonostante le difficoltà economiche di questi ultimi mesi.

Le speranze maggiori della Lituania, legate al settore petrolifero dipendono dalla creazione della pipeline Odessa-Brody-Plock-Gdansk che renderebbe fattibili le importazioni di oro nero dal porto ucraino sul mar nero e nel futuro anche dal sud del Caucaso e dall’Asia centrale; quelle legate strettamente al settore elettrico invece contano da un lato sul nucleare (ricostruzione o radicale rifacimento della centrale di Ignalina – INPP chiusa nel dicembre 2009). La costruzione di una nuova centrale nucleare renderebbe quasi libera la Lituania dallo strapotere russo, soddisfacendo per intero il fabbisogno interno del Paese baltico (non ci sarebbe bisogno di aumenti nell’import di gas naturale dalla Russia per produrre elettricità).
Al momento la situazione è la seguente:
cinque offerenti stranieri sono stati inclusi nella rosa dei candidati per diventare investitori strategici nel progetto di costruzione delle nuova centrale nucleare lituana. In tutto sono stati in venticinque a presentare proposta e a manifestare interesse per l’operazione, un numero inaspettato secondo le stime fatte dal Ministero dell’Energia baltico.
I nomi dei cinque candidati (shortlisted) sono tenuti segreti e la sole informazioni trapelate sono che si tratta di società quotate in borsa e che tutte rispettano gli stretti criteri che NATO e UE impongono a questo tipo di accordi. I cinque fortunati avranno ora accesso alle informazioni più dettagliate riguardanti il progetto dell’impianto per poter tarare al meglio le proprie offerte. Solo due offerenti dovranno essere scelti entro la fine di quest’estate e alla “parte vincitrice” verrà offerto di acquisire un controllo del 50% più una partecipazione al progetto della “Centrale N”
Il Governo Lituano ha in mente di condividere la rimanente parte di proprietà con Lettonia, Estonia e Polonia. La centrale da costruire nella stessa area di quella a tecnologia russa recentemente dismessa dovrebbe essere completata e operativa in un periodo di tempo compreso tra il 2018 e il 2020. Il costo di un solo reattore si aggirerebbe intorno ai 3-5 miliardi di Euro

Un’adeguata interconnessione del sistema elettrico lituano al resto dell’Europa occidentale, come già sottolineato diverse volte in quest’articolo, sarebbe in questo caso la ciliegina sulla torta verso un’indipendenza dalla Russia che arriverebbe in forte ritardo rispetto all’indipendenza politica conquistata dopo la caduta del muro di Berlino.

Il Gas rimane il settore più vulnerabile, sebbene si sia parlato in passato di terminali LNG (che sarebbero in grado di accogliere, stoccare e distribuire grandi quantità di Gas Naturale allo stato liquido) nessun passo e poi stato fatto concretamente in questa direzione.

Le politiche energetiche delle UE sono a questo punto fondamentali per la sicurezza energetica lituana. Prima di tutto si spera in un supporto da Bruxelles per i vari progetti che prevedono di sviluppare le reti di interconnessione trans-Europea, questo potrebbe incoraggiare politicamente ed economicamente lo scambio e l’espansione di link energetici fra i Paesi UE.
Come secondo effetto, un supporto politico dall’Unione Europea potrebbe aiutare i Paesi membri più piccoli ad avere un potere negoziale più forte verso la Russia che rimane il primo fornitore di risorse energetiche per il vecchio continente.

Per concludere, in tempi di crisi, recessione, stagnazione o di pieno sviluppo la politica energetica di un Paese è fondamentale, il caso lituano raccontato in questo articolo deve far riflettere su quanto le azioni che i nostri politici intraprendono (o non intraprendono) oggi avranno effetti duraturi e profondi sul destino del territorio, dell’economia e delle generazioni future.

Nessun commento:

Posta un commento