mercoledì 4 agosto 2010

La canzone stonata di Marinella


Sicuramente di tono minore rispetto ai temi già trattati dal sottoscritto, ma anche ulteriore, desolante controprova dello specchio dei tempi. La storia purtroppo vera di Marinella questa volta non è quella della canzone di De Andrè bensì quella quasi surreale del più famoso commerciante di cravatte a Napoli, in Italia e forse al mondo. Essendo chi scrive nato proprio in quella città, che non finisce mai di stupirmi in quanto a degrado morale e decadenza nello stile e nella sostanza, un brivido mi ha percorso la schiena quando ho letto in un’intervista rilasciata da Maurizio Marinella, erede di uno dei negozi più eleganti di Napoli, che avrebbe accettato la proposta di Silvio Berlusconi a candidarsi come prossimo Sindaco del Capoluogo campano.


Ancora più desolanti le motivazioni dell’imprenditore napoletano il quale afferma che Berlusconi regalando a tutti i capi di Stato che incontra, per motivi istituzionali e meno, una confezione di sei cravatte della famosa casa napoletana, lo rappresenterebbe all’estero, insomma lo definisce il suo rappresentante nel mondo. Impossibile non far caso a quanto avevamo già notato sin dalle prime uscite in stile televendita di Silvio. Il “piazzista” ha colpito ancora, questa volta si tratta di vendere cravatte di premier in premier, di Stato in Stato. In questa orrenda e ambigua commistione fra rappresentanti di vendita e rappresentati del popolo non troviamo, ancora una volta, alcuna sana motivazione politica (la definizione sembra ormai una contraddizione in termini) nella candidatura offerta da Berlusconi al commerciante napoletano.

Ha forse dimenticato Marinella, improvvisamente accecato dai possibili profitti cravattai, cosa sia lo stile? Come può un imprenditore oculato affidare la propria centenaria immagine di eleganza ad un parvenu gaffeur come il premier? Scorgiamo in Marinella un rigurgito di sanfedismo, questa volta non in difesa del Pontefice ma del massimo (in realtà minimo) rappresentante della politica italiana attuale.

Né ci convince, l’imprenditore partenopeo nella sua intervista, quando dichiara di non temere “ritorsioni della clientela” in quanto si autodefinisce come “uno trasversale” essendo, come asserisce pericolosamente, anche amico di Gasparri, Veltroni, Caldoro e Casini. Anzi forse così non fa altro che confermare i nostri dubbi e la sua assoluta inadeguatezza a rinnovare la già dilaniata politica partenopea. Si rasenta poi il ridicolo quando inanella una serie di luoghi comuni sul suo possibile programma da Sindaco di Napoli: “La città è sporca, pericolosa, caotica e piena di imbroglioni che tentano di raggirare i turisti” afferma in sostanza Marinella “ed io per rilanciarla vorrei puntare sul turismo e sulla valorizzazione delle bellezze naturali”. Olè, avanti un altro, che fantasia, che ventata di aria nuova! Mi permettano i lettori la sottile metafora ma mi si stringe un nodo alla gola a sentire il programma di Marinella sindaco, meglio che continui a fare il commerciante di cravatte in quanto di mercanti della politica, come si vede in questi giorni di quasi crisi e “compravendite” da uno schieramento all’altro, ce ne sono già abbastanza.

Ci fa specie poi come la sensibilità di buon partenopeo del signor Marinella venga meno verso quei suoi colleghi commercianti di Napoli, con meno aderenze nei palazzi che contano ma incravattati invece dall’usura e dal pizzo della Camorra e i cui problemi non trovano spazio nella sua originalissima bozza di “programma elettorale” per la candidatura a Primo Cittadino di Napoli.

Dal canto mio e da semplice consumatore, la prossima volta che andrò a fare shopping di vestiario mi farò un nodo per ricordare quanto ha affermato con disarmante convinzione Maurizio Marinella, ovviamente non più alla sua cravatta.

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