venerdì 2 luglio 2010

Scommettiamo che...



Italiani brava gente: per anni abbiamo esportato e continuiamo ad esportare alcune fra le peggiori nefandezze del creato. Mafia, droga, corruzione, turismo sessuale (in uscita) e “in casa”, sulle nostre strade in un primo momento ma oramai anche “nel palazzo”. Aggiungiamo alla lista un razzismo diffuso (basato poi su quale mal posta superiorità è difficile capirlo) e una discreta fama internazionale di “cazzaroni” poco credibili e inaffidabili, fama accentuata negli ultimi anni dai nostri “più alti” rappresentanti all’estero.
Non siamo vincenti nel calcio non solo con la nostra tatuatissima nazionale di gladiatori di cartapesta ma neanche grazie al mercenario Fabio Capello, uscito sconfitto con l’Inghilterra, né tantomeno col discutibile e miope arbitro Rosetti, autore di altri clamorosi “errori tricolori”.

L’ultima volta che sono stato a Bucarest per lavoro ogni taxi che prendevo, alla scoperta della mia italianità, il guidatore mi offriva massaggi erotici e/o bordelli dove, come incentivo, mi si raccomandava che “la merce” parlasse italiano. Che attenzione al cliente, che specializzazione nell’individuare la fascia di clientela più sensibile mi sono detto! Anche il giorno del mio compleanno, l’albergo, in possesso dei miei dati anagrafici (passaporto italiano), mi faceva trovare in camera una bottiglia di “champagne russo”, due flute, qualche nocciolina e un pacchetto di preservativi aromatizzati alla cioccolata, si sa che noi italiani amiamo il gusto per la buona tavola .

Fra tutti i vizi elencati e storicamente “nostri “ ne mancava uno fino a qualche tempo fa. Il gioco d’azzardo. Tranne sporadiche e leggendarie eccezioni nostrane come Vittorio De Sica, che del suo vizio, con somma e intelligente autoironia, ne fece fortune teatrali e cinematografiche, non si ricordano gli italiani per essere dei grandi appassionati scommettitori o dei giocatori d’azzardo. Questa etichetta apparteneva storicamente agli Inglesi, pronti a quotare anche la data della morte dei propri cari e qualsiasi altro evento globale.

Oggi basta andare dal barbiere, sfogliare una rivista, navigare un sito internet o guardare la maledetta TV per essere sommersi da discussioni circa quote e possibili scommesse. Il poker, spesso con la variante texana che fa più “duri e puri” e potenzialmente ricchi come i protagonisti del vecchio serial Dallas è ogni dove e fa stuoli di vittime inconsapevoli, senza distinzione di età, sesso o ceto sociale. Un’ ennesima strage di cervelli sacrificati al tavolo verde e al sogno di facile ricchezza.
Persino Vittorio Emanuele di Savoia, il cui cervello è stato esiliato a vita dal divino (o chi per lui) dalla nascita e che ci ritroviamo a delinquere sul suolo nazionale grazie a Berlusconi –complice la sterile opposizione di sempre-, è parte di questo losco giro, infatti lui ed altre 5 persone sono state rinviate a giudizio con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al falso e alla corruzione per ottenere licenze per il gioco d'azzardo. La richiesta fatta a Roma dal pubblico ministero Andrea De Gasperis è una conseguenza di una più ampia indagine che nel 2006 partì dal pm Henry John Woodkock e che determinò l'arresto per una settimana dell'erede dei Savoia.

Non parliamo delle lotterie nazionali e delle innumerevoli forme di azzardo legalizzate che creano dipendenze e vittime di irraggiungibili e quindi pericolosi sogni lussuosi.
Si moltiplicano nei bar nostrani e anche presso i tabaccai le schedine da grattare avidamente, le fantasiose combinazioni da indovinare e gli accattivanti nomi dei giochi d’azzardo proposti. I montepremi quando raggiungono livelli ragguardevoli diventano notizie sui telegiornali nazionali con la doppia funzione di prendere tempo alle vere notizie, quelle di corruttela della politica e di alimentare il sogno di potersi affrancare dal misero status di uomo normale e senza top model ventenne al seguito o, nella variante “pari opportunità” come ormai si inizia a notare in giro, donna manager accompagnata da giovane stallone (meglio se di colore o etnico con treccine rasta). 

Insomma se ci mancava un vizio ora abbiamo anche quello e a giudicare dai dati (allarmanti) diffusi recentemente da una ricerca affidata al gruppo Abele di Torino in Italia quella del gioco d'azzardo e' la quinta industria dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim, con una spesa pro-capite in cui siamo ancora i campioni del mondo con oltre 500 euro a persona.

E’ stato calcolato che circa 700.000 persone in età di gioco fra i nostri connazionali dipendono patologicamente dal gioco. Tutte le ricerche, inoltre, dimostrano che la maggior quantità di giochi a disposizione, sia come numero che in termini di possibilità di accesso temporale, e' direttamente proporzionale ad un aumento del numero di popolazione che perde il controllo del gioco e che diviene giocatore problematico o patologico.
Insomma benvenuta Italia in un altro girone dell’infero dantesco, il nostro Caronte che ci “traghetta sempre più in basso”, è sempre lui, un uomo di bassa statura morale e anche lui “con grossi problemi” (come da definizione della sua ex moglie).
Io a questo gioco non ci sto e quindi finché al tavolo avrò degli squallidi bari “passo”.

Nessun commento:

Posta un commento