venerdì 30 luglio 2010

Parole e Crociate



Qualche mese addietro i “puri padani” della Lega, sempre pronti a innovare e a rendere il paese più snello e funzionale in un’ottica a metà fra la saggezza contadina e il manageriale made in mediaset, si distinsero per uno spregiudicato quanto ingiustificato attacco nei confronti di una gelateria di Milano che, per scelta della proprietaria, (una signora “non comunitaria”) aveva osato scrivere sulle proprie vetrine la parola gelato in tutte le lingue comprese le “non comunitarie” e addirittura in arabo e cirillico, urtando così la sensibilità dei neo templari seguaci di Bossi.
La notizia, associata a quella del ridicolo divieto di kebab, proposto da qualche altro genio della politica di quelle lande di mezzo, suscitò un certo polverone mediatico e ci riportò tutti indietro di qualche decennio quando nella Germania pre - terzo Reich si iniziarono a vietare le insegne in lingue e caratteri diversi da quello ariano o gotico.

Oggi, la notizia di qualche mese fa è forzatamente tornata alla ribalta grazie alla nuova genialata leghista di mezza estate che, sotto forma di proposta di legge, chiede che: si istituisca l’obbligo di un esame di lingua italiana per i cittadini stranieri che volessero aprire un’attività commerciale in Italia, prevedendo anche che la posa delle insegne esterne all’esercizio stesso sia condizionata all’uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all’Unione europea ovvero al dialetto locale”.

Dialetto locale si, Lingua straniera no! Questo il volere leghista. Chiunque abbia girato un minimo l’Italia sa bene che ogni borgo, piccolo comune o frazione ha il proprio dialetto, talvolta sostanzialmente differente da quello del paesello confinante, tutto ciò avviene per una complessa quanto unica e straordinaria stratificazione storica che potremmo definire geologia antropologica presente sul nostro territorio nazionale nel corso dei secoli. Siamo d’accordo nella difesa e protezione di queste identità, ma non nella sciocca esasperazione di queste né tantomeno nell’uso strumentale che ne fa la Lega. A quanti tornerebbe utile una scritta nel dialetto di un paesino di poche miglia di anime? Ed è così che la Lega, ormai sensibile, e ahinoi propositiva, a tutti i problemi del Paese, vuole difendere e supportare il turismo di stranieri in Italia? Chiudendosi a riccio nei propri campanilismi e ignorando tutte le culture diverse dalla propria? 

Quando, con la nascita e la diffusione della TV in Italia, si iniziò a studiare i possibili effetti benefici di questo medium (non potendo prevedere allora che tale marchingegno, nelle mani sbagliate, avrebbe compiuto un genocidio di cervelli unico al mondo) si pensò che i programmi della RAI avessero un forte potere educativo, specie per quanto concerne la diffusione della lingua italiana e il mitigare l’analfabetismo, allora ancora dilagante nel Paese. Si cercava di unire o meglio ri-unire quello che la storia, la guerra e gli eventi avevano separato. Oggi, con circa sessant’anni di ritardo e con un’idea strampalata, la Lega, per puro calcolo elettorale e ancora una volta per distrarre il popolo dai problemi veri della coalizione di cui fa parte, ci propone l’esame di italiano per i gestori stranieri di attività commerciali in Italia. Non capisco, ma questo popolo leghista e i propri leader a quale visione del mondo si ispirano? Sono liberisti (così come si dichiara il loro padrone a capo del governo) o protezionisti pronti a proporre dazi e “barriere all’entrata” per chi volesse intraprendere una qualsiasi attività in Italia? Sono difensori delle più piccole e indifese identità locali e poi attaccano e aspirano a spazzar via tutte le culture che non siano “le loro” o affini? Ci spiegasse qualche teologo del sacro fiume Po o qualche ministro leghista che si vede allegramente in giro per le strade o i cari ristoranti di “Roma Ladrona”, intorno al Parlamento, da che parte vogliono stare i verdi padani. Coi popoli come dichiarano nelle adunate di massa o a servizio del loro padrone, aizzando, di tanto in tanto quando torna mediaticamente utile, questioni sempre più marginali e pericolosamente xenofobe?

Per concludere il mio ragionamento pensate che nei paesi che ci hanno ospitato durante le numerose ondate migratorie che hanno interessato i nostri connazionali, a nessuno mai, è venuto in mente di  impedirci di scrivere pizza o gelato fuori delle nostre botteghe, quelle parole sono diventate invece col tempo identità nazionale e cultura mondiale. Eppure insieme alla pizza e alle nostre speciali tradizioni abbiamo esportato anche mafie e delinquenza. Chiediamo quindi a Bossi e ai suoi scagnozzi di riposare un po di più in questa calda estate e di risparmiarci altre uscite e proposte originali, chissà che il riposo non porti consiglio. Le parole sono libere come l’aria e per le Crociate il tempo è scaduto.

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