giovedì 24 giugno 2010

Piove sul nord est? Roma Ladrona


Il neogovernatore leghista della Regione Veneto, già ministro dell’agricoltura, Luca Zaia asserisce che il nord Italia, in particolare la sua regione, soffrano di un trattamento superficiale e impietoso da parte dei metereologi delle televisioni italiane, i quali, si spenderebbero con previsioni troppo pessimistiche, ovvero aspettandosi troppo spesso vento e pioggia in quella parte d’Italia.


Questa “mortificazione” fatta di minacciose nuvolette comunistoidi (e non cumuliformi) sulle mappe del nord est italiano, continua Zaia, arrecherebbe un “danno incalcolabile” alla fiorente industria del turismo veneto che annualmente, grazie in gran parte a Venezia e alla porzione del lago di Garda che insiste su quella regione, porterebbe nelle casse un fatturato da circa 12 miliardi di euro.

L’ex ministro chiede quindi più rigore ai metereologi impegnati sulle nostre televisioni nazionali e invita, in caso di dubbio o di variabilità a “mettere il sole” sulla cartina per non impaurire i turisti ergo arrecare danno all’economia della sua regione. Ma non si limita a questo e udite udite, forte delle sue convinzioni “rigorose” propone anche un “federalismo meteorologico” atto a ristabilire giustizia mediatica e “par condicio di sole” sullo stivale.



A parte il fatto che a sentire o a leggere queste dichiarazioni, paradossalmente dovremmo dare ragione al governatore, perché sembra davvero che il sole picchi forte, specie sulla sua testa ultimamente, comunque definirei questa uscita come vittimismo meteorologico che potremmo riassumere anche in una semplice definizione “meteorismo mediatico”.



Non si tratta altro che di questo, la “ventata nuova” che la lega si era ripromessa di portare in Italia e aveva promesso ai propri elettori, si riduce a queste estemporanee uscite su qualsiasi argomento, meglio se “nazionalpopolare”, “indimostrabile”, “provocativo” e capace di creare consenso fra le camicie verdi subito pronte e armate alla conquista di Roma. Insomma si tratta di chiacchiere da bar dello sport (magari con tasso alcolico elevato, come da tradizione in quella bellissima parte del nostro paese) però purtroppo istituzionalizzate in quanto a parlare da qualche tempo a questa parte non sono gli innocui nullafacenti del paesello, ma sono i nuovi governanti dell’ex belpaese.



Chiedesse Zaia, al suo capo (di governo) di fare un repulisti fra i faziosi conduttori di previsioni metereologiche che arrecano cotanto danno all’economia veneta invece di fare meteorismo mediatico e farci ridere dietro dal resto del mondo. Il premier avrà sicuramente già pronte greggi di “gommatissime meteorine” pronte ad attirare turisti di qualità e a piazzare beneauguranti e splendenti “soli” sulle mappe metereologiche italiane dalle TV controllate.



Mai come nel caso di Zaia, specie dopo le recenti uscite spavalde e le provocazioni contro l’inno nazionale dei giorni scorsi, possiamo dire che siamo davanti alle fatidiche braccia rubate all’agricoltura. Eppure nella sua recente alta veste bucolica il neogovernatore Zaia avrebbe dovuto imparare che il troppo sole, che tanto anela sulla sua testa, secca e desertifica, un po’come la mancanza di argomenti, di idee, di fatti concreti, creando quel deserto di seria politica le cui oasi sono sempre più diradate.

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