giovedì 3 giugno 2010

Il telefono, la sua voce



E’ passata una settimana ma non era la prima volta che capitava. Nel bel mezzo di una trasmissione televisiva, ovviamente con rappresentanti delle forze politiche equamente distribuiti (e a giudizio di chi scrive sterilmente distribuiti), un cittadino sopra la legge e con più poteri di altri, si arroga il diritto di interrompere la trasmissione, intervenendo in diretta.

Non si tratta di un cittadino comune, una persona senza accesso diretto ai media bensì di colui che concentra nelle proprie mani, direttamente o indirettamente la quasi totalità dell’informazione (distorta a suo favore) italiana.

Ma si sa la sindrome di Dorian Gray è una brutta bestia così come l’arroganza. Quanto è successo martedì scorso a Ballarò, trasmissione di RaiTre tiepidamente controcorrente rispetto ai telegiornali di regime, ha dell’incredibile. Il serial caller (o telefonatore seriale) ha alzato la cornetta da una delle sue residenze festaiole ed è intervenuto a bomba nel bel mezzo della trasmissione, facendo un’autodifesa violenta e offensiva verso i presenti in studio e senza concedere diritto di replica in quanto, subito dopo aver finito la sfuriata, ha sonoramente sbattuto il telefono in faccia a milioni di telespettatori, al conduttore (un insolito quanto rinvigorito Floris) e agli ospiti presenti.

Potremmo definirlo un premier con scatto ma senza possibilità di risposta parafrasando le centinaia di offerte telefoniche che la pubblicità del settore ci propina in continuazione.

Non credo sia giusto né democratico che in Italia ci sia tanto squilibrio nell’accesso ai media. Non siamo nel famoso speaker corner di Hyde Park a Londra, dove un finto esercizio di democrazia ti permette di dire la tua davanti a “nessuno” o a disinteressati sudditi di sua Maestà d’Inghilterra.

L’esercizio di potere esercitato ancora una volta da Berlusconi e subito da milioni di persone è antipatico proprio in quanto permesso solo a lui. Provasse qualcuno (anche con argomenti sensati, originali e magari interessanti) a varcare la barriera di un centralino Rai per esprimere la propria opinione, secondo voi quanti riuscirebbero ad ottenere la parola? Perché a lui è concesso? Per i soldi? Per il potere? Per la forza dei suoi argomenti? Nessuna di queste motivazioni mi sembra giustificare una già inflazionata presenza.

L’ingresso nelle nostre case si ripete costantemente (anche per chi guarda poca televisione come me) attraverso tutti i mezzi possibili, ogni maledetto turno elettorale ricevo una lettera con tanto di “Tassa pagata a tariffa ridotta –Posta prioritaria” da Silvio Berlusconi – Il popolo delle Libertà, questa tragicomica corrispondenza a senso unico si ripete dagli anni in cui, per la discesa in campo, l’allora capofamiglia Silvio, mandò a tutto il Paese le sue foto di famiglia felice (quanto falsa) con Veronica, Piersilvio e via discorrendo. Io conservo ancora quella patinata, ridicola pubblicazione, non la gettai, vincendo sul mio istinto,  perché sapevo in cuor mio che un giorno quel castello finto, come tutto ciò che gravità intorno al personaggio triste che è a capo del governo italiano, sarebbe crollato e si sarebbe rivoltato contro di lui.

Le stesse dichiarazioni dello scorso martedì durante Ballarò, urlate al telefono da quel vecchio incazzato, incastrato da centinaia di prove registrate, sono smentibili oramai con un semplice click in rete. L’affermare pochi mesi prima che eludere, se non addirittura evadere le tasse sarebbe giustificabile di fronte alle telecamere, non può essere smentita con una rabbiosa telefonata imposta a tutta Italia.
Ma quello che mi fa paura in questo paese non è ormai il centralinista impazzito di Arcore che lotta contro se stesso e contro le prove che continuamente produce sparlando in pubblico, ma sono i ciechi e i sordi che non vogliono né vedere né sentire la verità, questi sono forse i soli “falsi invalidi” che dovrebbero essere puniti dalla prossima manovra finanziaria.

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