mercoledì 2 giugno 2010

La mela marcia - Apple rotten



Nei giorni in cui un’ondata di euforia ha invaso la rete e le legioni di entusiasti utenti Apple, allorquando è arrivata l’attesa notizia del fatidico sorpasso: il market cap (il valore delle azioni circolanti), di Apple ha superato quello di Microsoft, in quegli stessi giorni greggi di esseri umani si sono appostati davanti agli Apple Store (i rivenditori ufficiali di prodotti Apple) di tutto il mondo (anche in Italia ovviamente) per conquistare la priorità nell’acquisto dell’ultima novità tecnologica, l’iPad, lanciata da Steve Jobs, fondatore della Apple ed eterno rivale di Bill Gates, fondatore di Microsoft.
I telegiornali nostrani, sempre pronti a rimarcare le peggiori nefandezze del nuovo millennio con un tono “simpatico” e di colore e senza un ombra di analisi sociologica, hanno intervistato i “fortunati” primi classificati di queste sciocche file, spesso accampati dalla notte prima nei cimiteri moderni - i grandi centri commerciali - che ormai proliferano come funghi nelle nostre città e provincie. Grandi sorrisi di questi consumatori numeri uno e  complimenti da parte degli intervistatori di turno per essersi aggiudicati, ad un prezzo che supera di gran lunga quanto la cassa integrazione “devolve” mensilmente alle famiglie meno sfortunate di questo paese, l’ultimo ritrovato tecnologico che fa status.
Ma facciamo un minimo di ricostruzione merceologica del prodotto iPad  (o anche iPhone) tanto ambito da questi temerari appassionati di tecnologia. Come recitava una famosa rubrica enigmistica, forse non tutti sanno che gran parte dei componenti di questi gioiellini marchiati a Cupertino in California, vengono prodotti nella regione dello Shenzhen in Cina, tristemente famosa per una catena di suicidi di lavoratori della fabbrica Foxconn. Quattordici i casi di operai che si sono tolti la vita da inizio anno a fine maggio 2010.
L’alto numero di morti suscita qualche tiepido allarme e dibattito nell’opinione pubblica, ma i dirigenti della Foxconn rispondono che le condizioni lavorative sono paragonabili a quelle di tutte le fabbriche della zona: lunghi turni di lavoro, straordinario obbligatorio nei periodi di maggior carico lavorativo, poche occasioni di svago, turni di riposo nei dormitori della ditta e pasti consumati nella mensa aziendale per risparmiare. Una vita certo non bella, ma non più alienante che in tutte le altre fabbriche cinesi.
A sentire l’opinione di alcuni lavoratori intervistati comunque è emerso che sono sottoposti ad un regime militare fatto anche di punizioni corporali, turni di lavoro che arrivano fino a 12 ore con una pausa di mezz’ora per mangiare e di dieci minuti per i bisogni fisiologici primari.
La Foxconn è la maggiore azienda al mondo per componentistica di computer e manifatture elettroniche, la fabbrica di Longhua produce per Apple parti per l’iPhone, l’iPod e l’iPad.
Pechino, nonostante non permetta l’ingresso dei sindacati nella zona, specie a tutela dei lavoratori migranti che versano in condizioni disumane,  ha espresso “preoccupazione” e ha invitato la ditta a monitorare le condizioni di lavoro.
Come conseguenza le autorità hanno inviato un gruppo di esperti degli uffici per la tutela dei lavoratori e la sanità, per svolgere accertamenti. L’azienda ha posto trecento guardie di sicurezza per prevenire altri suicidi e i lavoratori avranno la possibilità di parlare con psichiatri. La fabbrica, dal canto suo, sta adottando contromisure, come la costruzione di reti di sicurezza intorno agli edifici per rendere difficile i salti nel vuoto dei propri dipendenti o addirittura la geniale trovata delle risorse (dis)umane locali di far sottoscrivere agli operai un impegno formale a non uccidersi.
Ciò che colpisce è che, nonostante i suicidi, la Foxconn rimane un lavoro ambito per molti cinesi e quando bandisce assunzioni si presentano migliaia di candidati. Alcuni esperti osservano che la percentuale di suicidi è persino inferiore alla media nazionale di 16 suicidi per 100mila lavoratori, dato che la fabbrica di Shenzhen ha oltre 400mila dipendenti.
Intanto la Apple teme un crollo reputazionale e la conseguente pubblicità negativa sui suoi prodotti e annuncia ispezioni. Anche altri grandi clienti della Foxconn, come la Dell, la Nokia e Hewlett Packard, promettono interventi.
Purtroppo la grave situazione cinese sta diventando quasi nota di colore e materiale per barzellette, anzi, conoscendone “il fine senso dell’humor”, ce ne aspettiamo, una che prenda di mira i comunisti cinesi da parte del “nostro” premier giullare, magari alla prima occasione internazionale di rilievo.
Come conseguenza di questo, ai nostri telegiornali farciti di “colore” e ai nostri consumatori viziati tutto ciò interessa poco. Come recita la pubblicità della Apple “c’è un app per tutto”, peccato non ne esista uno anche per salvare vite umane.

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