giovedì 20 maggio 2010

Non si danno informazioni


Scrivo quanto segue essenzialmente perché ispirato dalla curiosa foto che ho avuto la fortuna di scattare col telefono (perdonate la qualità mediocre dell’immagine) al centro di Roma qualche tempo fa.

Ovvio che l'edicolante, esasperato dai "turisti fai da te" che affollano la nostra capitale, abbia dovuto mettere mano al pennarello e specificare (ovviamente solo in “lingua madre”) la propria indisponibilità nel dare informazioni. Ma chi mi legge sa bene che non mi piace fermarmi in superficie e questo "originale quadretto" molto italiano mi fa scaturire altri pensieri.

Prima considerazione: quando il tempo me lo consente mi piace spesso vivere il centro di Roma per fare passeggiate fra i monumenti e per avere l'illusione di trovarmi in una città cosmopolita.
Scarseggiano i cestini per i rifiuti e va bene questo è assodato da tempo, ma quanti di voi lettori hanno contato in centro più di dieci gazebo dove si distribuiscono informazioni, mappe e consigli ai numerosi turisti che affollano la “capitale dell’Impero”?
Roma, specie in alcuni periodi dell'anno è letteralmente invasa dai turisti, i "portatori di benessere" e di valuta e reddito creato altrove. Ogni spesa sul nostro suolo sovrano di questi curiosi individui che si aggirano con mappe della città spiegazzate e malconce, può essere considerata come un'esportazione italiana all'estero. Ma quanto spendono veramente e quanto invece ci costano le infrastrutture, l'organizzazione (seppur minima) che creiamo per accogliere queste masse di desperados? E qualcuno ha mai calcolato il costo dei disagi che scaturisce dagli innumerevoli gruppi di pensionati con panino alla mano, sudati e frastornati dal già tristemente famoso caos romano? Non sono forse questi (tranne rari casi) signori  e signore che si guardano bene dallo spendere e si contano fino all'ultimo centesimo di Euro o della loro divisa nazionale?
Con la modernità il turismo è diventato fenomeno di massa, con la caduta del muro un altro enorme bacino (non proprio ricchissimo) d’utenza si è diretto e continua a scegliere la nostra città, con pochi soldi in tasca e tanta fame di vedere, fotografare, esserci. Come dicevamo la massa, in quanto tale, tende a comprendere tutte le classi sociali. Tutti, in un febbrile, irrefrenabile istinto degno di Madame Bovary, pur di far sapere al collega antipatico o all'odiato vicino che sono stati davanti al Colosseo. Magari per una fugace foto, o una passeggiata di cinque minuti, senza magari sapere neanche cosa di tragico avvenisse in quel posto simbolo di Roma Antica (e cosa ancora avviene nelle immediate vicinanze, vedi il caso Scajola).
Insomma questi ridicoli  Phileas Fogg e Passepartout moderni, pronti a fare una “visitatio precox” di tutti i monumenti del mondo, non sposterebbero reddito degno di nota neanche se camminassero su scarpe fatte di oro che si perdono i pezzi.
Basterà invece farsi una passeggiata verso le sacre mura che ospitano il Vaticano S.p.a. e lo IOR e nessuno potrà negare invece che i prezzi di una bottiglia piccola di acqua minerale nei pressi di San Pietro, che tu sia romano doc o turista è sempre esageratamente alto. Effetti del tanto decantato e benefico traino economico del turismo.

Chi, come i governanti senza scrupoli che abbiamo,  punta e illude l’ingenuo elettore sul turismo di massa, specie in una città già dilaniata da carenza cronica di infrastrutture (abbiamo i mezzi pubblici fra i più affollati e imprecisi d’Europa, una rete metropolitana che fa ridere rispetto alla quantità di linee presenti a Londra o Parigi) è come un pappone che usa fino allo sfinimento la sua vecchia (ma ancora attraente) prostituta. Roma!

Seconda considerazione: le edicole. Ma cosa sono diventate? Dei mini suk dove tutto il superfluo è in vendita? Dal filmetto hard  anni ottanta alla rivista per manager moderni e frustrati che li guida su come rifarsi gli addominali in una settimana, questi loculi della defunta informazione sono costellati di gadget inutili e superflui. La fotografia che precede quest’articolo è emblematica: “non si danno informazioni”, se questa immagine la leggiamo con uno spirito un po’ ironico e un po’ critico vediamo che in quello che dovrebbe essere il “distributore di informazione” per eccellenza, non c’è più l’ombra di questa, ma quasi esclusivamente il superfluo, decorato a festa, e inutile frutto capitalistico!  Ecco che l’unica vera informazione/confessione è scritta con un pennarello, a mano sopra un foglio di carta volante ma tragicamente impresso negli occhi di chi vuole vedere la verità.

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