martedì 11 maggio 2010

Ieri, Moggi e domani


Ci fa piacere poter dare qualche buona notizia ogni tanto. Qualche giorno fa l’Ordine dei giornalisti del Piemonte ha respinto la domanda di iscrizione di Luciano Moggi.

“Big Luciano”, che in passato aveva ricoperto la carica di direttore generale della Juventus, da un po’ di tempo trovava spazio per scrivere (difficile immaginare che possa scrivere chi riesce a malapena ad articolare una frase compiuta parlando, ma comunque) i “moggi pensieri” calcistici sul quotidiano Libero (quanto mai azzeccata e profetica la scelta della testata per chi ha dei carichi pendenti con la giustizia) .

L’Ordine dei giornalisti ha però giustificato il diniego alla domanda di Moggi motivandolo con la non corretta autocertificazione presentata dall’ ex factotum del calcio nostrano, pare infatti che l’ex d.g. bianconero avesse dichiarato di “non essere a conoscenza di essere sottoposto a procedimenti penali” cosa non corretta. Nella domanda di iscrizione all’albo è obbligatorio inserire da parte dell’aspirante, il proprio certificato sui “carichi pendenti”.
Al momento della domanda il signor Moggi era già imputato davanti al Tribunale di Napoli nel processo per il cosiddetto “scandalo Calciopoli”.

Sulle valutazioni che gli Ordini dei giornalisti fanno, la condotta degli aspiranti pubblicisti in relazione ai valori deontologici riveste un ruolo fondamentale e francamente iscrivere all’albo Luciano Moggi sarebbe stata una scelta quanto mai preoccupante.

A supportare ancor di più (ce ne fosse stato bisogno) il diniego dato a Moggi, il fatto che altri Ordini regionali (in particolare Lazio e Lombardia) avevano precedentemente preso provvedimenti, con sanzioni disciplinari, nei confronti di giornalisti che sarebbero stati indotti a comportamenti “poco leciti” dallo stesso Moggi.
Per la cronaca, la decisione di respingere la domanda di “big Luciano” è stata assunta a maggioranza, non all’unanimità. Questo ci fa riflettere e ci suggerisce di non abbassare mai la guardia, d’altronde ritrovarsi come collega uno come Luciano Moggi è un rischio impellente nell’Italia berlusconiana.

L’episodio “moggiano”, mutatis mutandis, ci fa venire in mente altri misfatti e altre considerazioni.
Nel luglio del 1995, l’onnipresenzialista Walter Veltroni, già da tre anni direttore de l’Unità, superava con un glorioso quanto inutile tema su “La rivalità fra Roma e Juventus nel calcio italiano degli anni ottanta” (e ci sembra di ricordare dopo qualche tentativo precedente andato male) l’esame
per diventare giornalista professionista. Walter, abituato già da allora a non accorgersi dei conflitti di interesse, aveva nella sua commissione esaminatrice di allora qualche subalterno dell’Unità. Il buonista, ex comunista, infatti poteva permettersi di “guidare una Ferrari col foglio rosa”, era' il primo privilegiato a far pratica da Direttore, nel senso che con quel ruolo accumulò i due anni necessari ad affrontare l'esame da professionista.

Non siamo qui a difendere corporazioni e caste, ma siamo qui a difendere il buon senso e la qualità di queste. Le Lauree Honris Causa ultimamente assegnate dalla (C)accademia italiana allo speculatore sulla lira Georges Soros e ai signori Rossi (Valentino e Vasco) gridano vendetta, come il Moggi aspirante giornalista e il Veltroni privilegiato di ogni tempo e sono lo specchio di una società gravemente malata, dove la meritocrazia è rovesciata di 180 gradi. Questa volta, con “big Luciano”, il pericolo è scampato e il buon senso ha prevalso a maggioranza, speriamo, denunciando questi fatti, di poter essere testimoni ancora di buone notizie.

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