venerdì 23 aprile 2010

Onda verde e Tsunami Ma(r)roni



Il consenso popolare che ha riscosso la Lega di Bossi durante le ultime elezioni regionali del 2010 è innegabile ma altrettanto tangibile ci pare lo sconquasso che il populismo verde sta portando nel Paese.

Al di là dello spostamento del fulcro politico nella così detta destra italiana e nel PdL, i cui effetti sono visibili a tutti nelle cronache e sulle Tv nazionali, e che si è materializzato con il “divorzio all’italiana” in diretta fra Fini e Berlusconi, altri sono i motti leghisti che possono e dovrebbero preoccuparci.

Al contrario della Lega “prima edizione” che sembrava un movimento di rottura rispetto “allo stato di cose presente”con giusti rigurgiti verso la burocratica Europa che ci controlla da Bruxelles e con ideali più assimilabili a Robin Hood che ai corazzieri di Arcore quale poi si sono rivelati i verdi padani, il partito (e non più movimento) “battezzato” a Pontida nelle sacre acque del Po (piene di cocaina e petrolio, da qui dovevamo già intuire forse l’orientamento leghista verso i “beni di lusso”e la “bella vita”) ha cambiato radicalmente missione prostrandosi al nuovo padroncino.
Chissà nelle numerose cenette “tet a tet” a Villa San Martino in quel di Arcore quali siano stati gli argomenti che il premier ha messo sul tavolo per addomesticare (e l’interpretazione etimologica qui ci viene in aiuto e ci suggerisce: rendere al rango di domestico) il suo interlocutore politico ma “al verde”.

Il localismo e il campanilismo spinto della Lega creano un clima pre-balcanico sul territorio italiano, che si espande ormai fino al sud dell’Italia, territorio le cui difese immunitarie sono già ai minimi termini per via della criminalità organizzata e non da quando ce lo racconta l’onnipresente “guru Saviano” con scorta, ma da decenni prima.
I fatti di Rosarno in Calabria sono un campanello d’allarme che dovrebbe spaventare chiunque perché se le guerre fanno paura, le guerre fra poveri sono ancora più crude, violente e incontrollabili.

Insomma ci sembra che i leghisti siano come quelle persone che si atteggiano a forti con i deboli e si inchinano ai forti (ricchi in questo caso). Un esempio lampante è il federalismo fiscale, ultimo slogan di moda fra i politici di centro-destra che devono distrarre il Paese dai problemi giudiziari del premier fingendo un attivismo tutto nordico nel legiferare in favore di un non meglio identificato imprenditorialismo Made in Padania, cosa che invece avviene speditamente solo in materia di giustizia e in favore di una sola persona . Ce lo chiediamo sul sudore (e talvolta il sangue) di chi sia costruito il successo imprenditoriale che il nord ostenta rispetto al sud? Sta forse nella forza lavoro che viene dal sud del mondo e che la maggior parte delle urlanti camice verdi dall’elettroencefalogramma piatto rispedirebbe nel deserto o affonderebbe nel mediterraneo?

L’”onda verde” portata avanti dai giovani governatori locali con le facce pulite come Zaia, Cota, etc e che ha permesso alla coalizione berlusconiana di conquistare nuovi feudi nel nord Italia potrebbe trasformarsi in devastanti tsunami marroni (facilmente intuibile il perché del colore) per il resto della nostra nazione.

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