domenica 6 settembre 2009

Super Euro e Super Barile: un altro limite della BCE


Vogliamo evidenziare l’asimmetria tra il predicare e il razzolare in termini liberistici da parte degli USA e della UE.
I primi anche con l’appoggio acritico di gran parte della stampa scritta e televisiva, vengono da sempre indicati come il sistema economico più prossimo ad un teorico e “ideale” modello di un’economia liberal-liberista, mentre l’Europa avrebbe più tardi seguito il “ravvedimento” antistatalista e antinterventista della patria della reazione anti keynesiana con la nascita del Monetarismo.
L’asimmetria sta semplicemente in quanto segue: gli Stati Uniti, dicono di “lasciare correre” (laissez faire) quando il ciclo economico è in “buona salute” e non senza spudoratezza con la doppia presidenza di J.W. Bush, hanno inanellato i due deficit gemelli, quello della Bilancia commerciale e quello della spesa pubblica. Dunque crescita assolutamente Keynesiana sorretta da pura stampa di carta moneta senza valore e con spese militari per “esportare democrazia”.
Il vecchio continente, patria di Machiavelli si atteggia invece come se avesse mandato in lavanderia storica la sua saggezza politica per acquistare ingenuità iniziatica. Ne fa fede lo statuto della BCE che ha preso sulla parola l’insegnamento neoclassico del divorzio tra “Tesoro” e Banca d’Emissione. “Divorzio” irreversibile che nega ogni discrezionalità in materia di sostegno al ciclo economico a quest’ultima che deve solo guardare al pericolo inflazione. Proprio come vuole la teoria neoclassica e il suo vate Milton Friedman.
Questa premessa è fondamentale per tentare di dare una risposta corretta a molte domande che serpeggiano tra le persone di buon senso ma tecnicamente inavvertite.
Persone che si chiedono come mai, con una bolletta petrolifera che in Italia raggiunge oltre i 30mila miliardi di euro annui, una sorta di cavallo di Troia nei paesi dell’area Euro, per i motivi noti in materia di scelte energetiche del nostro paese, nessuno proponga nelle sedi opportune che con l’Euro si paghino le importazioni di petrolio?
Infatti basta farsi due calcoli e vedere come l’euro si rivaluti meno nei confronti del dollaro di quanto non aumenti il prezzo del petrolio, almeno nell’attuale scenario. Ebbene la risposta sta esattamente nella esplicitazione di quanto detto in premessa, gli europei hanno vietato alla BCE per statuto qualunque possibilità di agire come moneta di riserva mondiale.
Nel bene e nel male gli Stati Uniti non hanno questo vincolo ed il resto è mera geopolitica.
Per essere più espliciti nell’attuale fase dell’economia mondiale in cui ci si avvicina progressivamente alla resa dei conti dei superficiali entusiasmi con cui si è plaudito agli inattendibili miracoli della globalizzazione, ipotizziamo per un attimo che fosse l’euro a sostituire il dollaro.
Nella certezza appurata che le impennate del prezzo del petrolio e sulle altre materie prime sono frutto della speculazione, che è la prima a non credere al bluff della crescita drogata dell’economia mondiale tirata dalla domanda statunitense, con lo statuto dell’Eurotower non è letteralmente possibile intervenere su altro che non rappresenti pericolo inflazionistico. Inoltre alla BCE non è dato mandatodi distinguere tra inflazione speculativa e gli altri tipi di inflazione più fisiologici. Di qui uno dei motivi per i quali mentre la FED può posporre il pericolo inflazione rispetto a quello della recessione, la BCE non può fare altrettanto. Insomma la Banca Centrale Europea è statutariamente votata alla cecità e impotanza sul piano macroeconomico, eccetto il caso dell’eccesso di liquidità rispetto alle risorse reali, in pieno spirito “monetarista”. Inoltre data la gerarchia funzionale che la vede “minorata”rispetto alla FED, il suo mantenere il tasso di sconto immutato mentre quest’ultima abbassa i tassi di interesse e cioè svaluta il dollaro nei confronti dell’euro, non deve meravigliare, non rappresentando ciò solo un suo limite operativo rispetto all’omologo organo bancario statunitense, ma un suo interesse da “periferia coloniale”. Un tale stato di cose aiuta infatti le esportazioni in dollari ovvero stimola le importazioni in area euro di merci made in USA, sostenendo così la economia dello “ zio Sam”.
E se qualcuno avesse a ricordarci a questo punto del nostro discorso che anche Giappone, Cina e India stanno accettando supinamente la rivalutazione delle loro monete nei confronti del dollaro, dovremmo ricordargli che queste nazioni sono fortemente creditrici in dollari della più gran parte del debito pubblico (treasury bonds) a stelle e strisce e che sono inoltre largamente esposte su Wall Street di cui devono temere un irrimediabile crollo. Con ciò dunque si evidenzia come i paesi dell’euro insieme al resto del mondo globalizzato, al di fuori degli Stati Uniti, siano intrappolati nella logica già emersa in epoca keynesiana che vede il debitore più esposto essere il vero “padrone dei suoi creditori, con l’aggiunta, nel caso di specie, del pericolo da scongiurare per cui possa “morire Sansone con tutti i Filistei”: se crolla l’economia americana questa trascinerebbe con sé l’intera economia mondiale. Dunque allo stato dei fatti, se si decidesse di pagare in euro la bolletta petrolifera europea, questo oggi si rivelerebbe come un atto di autentico masochismo da parte della UE “politica” e non certo di Trichet & co. Costretti “per legge” a supportare il keynesismo di fatto praticato negli Stati Uniti subendone le direttive iperliberiste. Ciò significherebe infatti la detronizzazione del dollaro quale valuta degli scambi e delle riserve internazionali e quindi una conseguente crisi di inaudite proporzioni sul piano globale. Con conseguente terremoto geopolitico, del tutto impensabile sin quando l’OPEC galleggerà sui petrodollari. Opec che proprio per questo resiterebbe ad ogni tentativo di veder svalutato il suo “tesoro”in dollari tanto svalutatisi rispetto al supereuro.

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