domenica 6 settembre 2009

Protezionista sarà lei!


E’noto come Angela Merkel abbia, alla scadenza del suo mandato di presidenza di turno dell’ UE, rintuzzato gli sprazzi antiliberisti di Sarkozy, le cui intenzioni di ridimensionare la sacralità del principio della libera concorrenza nella UE sono emerse senza indecisioni nel suo programma e all’indomani della sua elezione. A queste prese di posizione del neopresidente francese hanno fatto seguito segni indubbi dell’eredità gaullista in difesa della centralità dello Stato e della sua forza.
Naturalmente l’ispirazione della Merkel è sempre l’articolo di fede neoliberista nel libero scambio. Ma sempre secondo tradizione, storicamente inconfutabile, quel che non piace mai ad uno Stato in materia di commercio internazionale è che gli altri siano protezionisti, praticando però protezionismo alla prima occasione quando gli interessi dell’economia nazionale sono in pericolo.
Questa costante storica si è tragicomicamente ripetuta appena qualche giorno dopo la reprimenda neoliberista tedesca verso la Francia. Infatti la Merkel non ha esitato un attimo a rivendicare una formula equivalente alla golden share in settori industriali strategici tedeschi dinanzi alla minaccia del “fondo sovrano” cinese per gli investimenti strategici. Né ha vietato alla Bundesbank di salvare la renana IKB(Deutsche Industriebank) fortemente penalizzata dai mutui subprime americani.
D’altronde chi primeggia in questa contraddizione che da sempre sancisce il divorzio tra teoria libero scambista e pratica mercantilista sono gli Stati Uniti d’America. Infatti invano la Dubai Port World ha dovuto rinunciare a mettere le mani sui porti americani gestiti da P&O Ports per il dibattito scatenato nel congresso americano sui pericoli corsi dalla sicurezza nazionale in tale circostanza. D’altronde ancora in precedenza negli Stati Uniti era stata bloccata l’offerta della CNOOC (China National Offshore Corp.) cinese per l’acquisto della UNOCAL (Union Oil Company of California) perché a differenza dei pochi liberisti ingenui come quelli del vecchio continente, gli sceriffi protezionisti ben sanno che l’energia è altamente strategica e la liberalizzazione delle sue fonti costituisce cavallo di Troia con cui vincere le guerre “possedendo le chiavi della città. Ma il concetto di strategico è sfuggente quanto basta per poter fare sempre da alibi al falso liberoscambismo quando “non conviene”. Sicchè dopo l’energia, ci narra il Sole24ore di domenica 26 agosto 2007 a proposito dei settori strategici un nuovo stop alla Cina arriva a proposito di un’azienda tecnologica (SEAGATE TECHNOLGY).Sempre in attesa che la pratica abbia la meglio sulla teoria, non resta che sperare in un ravvedimento della più fondamentalista liberoscambista della UE, il Ministro per il Commercio Estero Italiano, Emma Bonino (v. intervista sulla Stampa del 23 luglio 2007 “Ben vengano i Cinesi”): che sani la contraddizione fra il suo “radicale” americanismo e il suo free trade senza se e senza ma. Chi sa che non ne possa venir fuori qualche posto di lavoro in più per i liberalizzati lavoratori italiani in attesa di ulteriore deindustrializzazione.

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