domenica 6 settembre 2009

Il “monetarismo asimmetrico”delle Banche Centrali e la crisi dei subprime (“mutui spazzatura”).


Alla metà di settembre 2008 non è ancora dato intravedere la piega che prenderà la crisi dei subprime e i suoi inevitabili corollari globali. Tra le poche certezze cui dà adito l’attuale tempesta erroneamente definita “finanziaria” c’è la riconferma che il laissez-faire come dottrina ufficiale del capitalismo attuale è pura ideologia nel senso spregiativo del termine: bugie ripetute fino alla nausea da chi ha in mano potere e mezzi di comunicazione e luoghi di formazione (insomma le fucine della cultura moderna, in senso antropologico-culturale) nella fondata (hainoi!) aspettativa che prima o poi tali bugie diventino verità.
In questa fase dell’economia internazionale, dove non è chiaro nulla circa l’entità del bubbone dei “mutui spazzatura” e quindi delle sue ripercussioni e della geografia del “male”, emerge in tutta evidenza come il primo strumento di politica economica ovvero di “interventismo economico” in campo monetario, venga ampiamente utilizzato. Ciò in barba alla affermata fede nel laissez-faire delle autorità politiche ed economiche del mondo intero che su “indicazione” del suggeritore americano, affermano che l’unica missione delle banche centrali consista nel fornire liquidità ad un’economia in continua crescita (le crisi risultando bandite dalle armonie spontanee dei mercati) evitando l’inflazione, riconosciuto come unico pericolo macroeconomico. Insomma il “monetarismo” ovvero la neutralità “pubblica” in chiave distributiva ed a maggior ragione in quella redistributiva. Così fin quando la manovra al rialzo dei tassi di sconto ufficiale ha appesantito i bilanci dei consumatori-debitori esposti a mutui a tasso variabile (la grande maggioranza perché meno cari) aumentando il loro indebitamento e quindi rarefacendosi la loro liquidità, il pericolo era l’inflazione. Appena questa liquidità ha colpito non già i debitori ma le banche creditrici, ecco che il” monetarismo” è diventato “compassionevole” negandosi.
I massicci interventi della FED e ancor più della BCE e di tutte le banche di emissione di paesi di qualche rilevanza del mondo occidentale nell’arena globale, ai primi segni (e da allora quotidianamente) di “crisi della liquidità” (abbiamo visto di chi), oltre ad accompagnarsi a inversioni (FED) o arresto (BCE) della tendenza in atto da qualche tempo all’aumento dei tassi di sconto ufficiali, sono lì a testimoniare l’asimmetria del monetarismo di tali suoi templi di culto. Pur con qualche incoerenza rispetto ad una da lui annunciata “rivoluzione” keynesiana quando è stato responsabile del dicastero dell’Economia, lo stesso ex Ministro Tremonti non ha mancato, con tono censorio, di cogliere il “colbertismo” nascosto dietro i comportamenti di FED, BCE, Bank of England in un’ intervista su Il Sole 24 0re di domenica 2 settembre 2007. Intervista che si è appunto guadagnata il titolo: “Subprime, troppi aiuti di stato”.
Quel che l’intervista non rivela, né da parte dell’intervistatore né da quella dell’intervistato
( pour cause ), è il fatto che pur risiedendo “ufficialmente” negli Usa l’”innovazione” finanziaria dei mutui immobiliari con poca o nulla garanzia patrimoniale, da subito e a tutt’oggi vede la BCE distinguersi con immissione di liquidità multipla di quella della FED. Per cui delle tre l’una, o nel peggiore dei casi sono veri tutti i casi insieme: la FED è in mano ad incompetenti (cosa non esclusa) e la BCE che è invece più abile si prende carico dell’ intera vicenda a salvaguardia della cultura del capitalismo (che innova producendo spazzatura). Oppure è vero il contrario: gli “innovatori” hanno passato la patata bollente ai più disavvertiti e, monetaristicamente, parvenu europei, le cui banche si sono beccate i subprime made in USA. Pertanto la BCE si muove in modo” più realistico del re” avendo completamente fallito in chiave di vigilanza. Ultima ipotesi: il “re” non a caso è il re! Se crolla la sua economia si porta indietro tutto il “reame”; per cui la BCE, da buon vassallo, è tenuta a pagare il più alto tributo. A proposito di “reami”, mentre scriviamo folle di sudditi inglesi sono in fila a ritirare i loro depositi dalla “Nothern Rock”, dopo l’annuncio del “salvataggio” di questo pilastro del sistema bancario britannico in materia di mutui ipotecari, da parte della Bank of England. Dopo molti secolo i sudditi di Sua Maestà Britannica sanno bene che, come recita il loro inno nazionale, quando c’è pericolo conta innanzi tutto che “Dio salvi il Re!”.

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